Brexit: quale futuro?

Cosi come le elezioni americane hanno avuto, per alcuni un esito sorprendente, allo stesso modo l’esito del referendum dello scorso 23 giugno in Gran Bretagna, che ha visto la vittoria del Leave (lasciare), apre nuovi scenari e nuove sfide all’Unione Europea.

L’uscita di un membro dell’UE così autorevole e strategico a livello commerciale ed economico ha suscitato in me molti interrogativi sul futuro dell’Europa e anche sul senso profondo di questa istituzione e degli stessi strumenti di democrazia che hanno portato a questa situazione.

L’esperienza di Frattini, già ministro degli Esteri e vicepresidente della Commissione Europea, ha offerto importanti spunti di riflessione partendo da un primo dato centrale, ovvero il riconoscimento dell’importanza del voto dei cittadini britannici e dell’esercizio di voto libero e democratico. Senza rispetto per questo voto e per le ragioni di questi cittadini non può partire un’analisi efficace della Brexit.

L’aspetto a mio avviso strategico che Frattini ha saputo mettere a fuoco è l’esigenza di fondare una nuova Europa. “Non serve più Europa, ma un’Europa diversa”. Quante volte davanti alle quote latte, ai mille ostacoli ai prodotti Made in Italy e a un dibattito politico sempre troppo debole ci siamo chiesti quanto davvero questa Europa sia a servizio dei cittadini? La sensazione è che stiamo perdendo un importante patrimonio di valori e di libertà, prima di tutto quella della libera circolazione di persone e merci, sull’altare di interessi di lobby e di una soffocante burocrazia.

La Brexit non è certamente la fine del mondo, ma potrebbe segnare la fine dell’Europa. Soprattutto se dopo questa crisi non si coglie l’opportunità di una riflessione su come fondare una nuova Europa”. Occorre ripartire da concretezza e trasparenza, dando risposte concrete ai cittadini su temi importanti come l’immigrazione, la reazione comune al terrorismo e anche la stessa Brexit, ovvero su come vada rinegoziato il rapporto UK / UE. Questi negoziati saranno fondamentali per ribadire il ruolo delle istituzioni europee, per non cadere nei rischio di un’Europa “su misura” delle esigenze dei singoli stati, incapaci di un respiro più ampio.

L’intervento di Frattini mi ha permesso di rimettere in discussione la mia idea di Europa, superando i luoghi comuni per rimettere al centro i cittadini: questa è la mia idea di politica e di bene comune, che sia capace di guardare alle sfide di medio e lungo termine con meno burocrazia ma più coraggio e determinazione.

img_6291

Quale futuro per l’Europa dopo la Brexit? Questa domanda riecheggia dall’esito del referendum dello scorso 23 giugno, che ha visto la vittoria del Leave (lasciare) aprendo nuovi scenari e nuove sfide all’Unione Europea.

L’uscita di un membro dell’UE così autorevole e strategico a livello commerciale ed economico ha suscitato in me molti interrogativi sul futuro dell’Europa e anche sul senso profondo di questa istituzione e degli stessi strumenti di democrazia che hanno portato a questa situazione.

L’esperienza di Frattini, già ministro degli Esteri e vicepresidente della Commissione Europea, ha offerto importanti spunti di riflessione partendo da un primo dato centrale, ovvero il riconoscimento dell’importanza del voto dei cittadini britannici e dell’esercizio di voto libero e democratico. Senza rispetto per questo voto e per le ragioni di questi cittadini non può partire un’analisi efficace della Brexit.

L’aspetto a mio avviso strategico che Frattini ha saputo mettere a fuoco è l’esigenza di fondare una nuova Europa. “Non serve più Europa, ma un’Europa diversa”. Quante volte davanti alle quote latte, ai mille ostacoli ai prodotti Made in Italy e a un dibattito politico sempre troppo debole ci siamo chiesti quanto davvero questa Europa sia a servizio dei cittadini? La sensazione è che stiamo perdendo un importante patrimonio di valori e di libertà, prima di tutto quella della libera circolazione di persone e merci, sull’altare di interessi di lobby e di una soffocante burocrazia.

La Brexit non è certamente la fine del mondo, ma potrebbe segnare la fine dell’Europa. Soprattutto se dopo questa crisi non si coglie l’opportunità di una riflessione su come fondare una nuova Europa”. Occorre ripartire da concretezza e trasparenza, dando risposte concrete ai cittadini su temi importanti come l’immigrazione, la reazione comune al terrorismo e anche la stessa Brexit, ovvero su come vada rinegoziato il rapporto UK / UE. Questi negoziati saranno fondamentali per ribadire il ruolo delle istituzioni europee, per non cadere nei rischio di un’Europa “su misura” delle esigenze dei singoli stati, incapaci di un respiro più ampio.

L’intervento di Frattini mi ha permesso di rimettere in discussione la mia idea di Europa, superando i luoghi comuni per rimettere al centro i cittadini: questa è la mia idea di politica e di bene comune, che sia capace di guardare alle sfide di medio e lungo termine con meno burocrazia ma più coraggio e determinazione.

img_6291